Il Natale da Au Pair

Il Natale da Au Pair

Abbracciare nuove tradizioni pur continuando ad onorare le proprie

Tutti coloro che scelgono di diventare un au pair pensano almeno una volta al periodo natalizio. É normale avere dei dubbi: Sentirò la mancanza di casa? E se la mia famiglia ospitante avesse altre tradizioni o se la loro religione fosse diversa dalla mia? Sentirò la solitudine?

 

Posso dirvi per esperienza personale che non è tutto bianco o nero! Come ambassador, ho avuto la possibilità di parlare con tante persone diverse e ho capito che la maggior parte delle volte il problema è che molte famiglie ospitanti non festeggiano il Natale nello stesso modo o non sono religiose tanto quanto la ragazza o il ragazzo alla pari. Ogni volta che mi è capitato di ascoltare pensieri come questo, ho tirato fuori la mia esperienza personale.

 

Iniziamo dal principio. Sono cresciuta in una famiglia cristiana dove il Natale è molto importante. Da quando i miei nonni non ci sono più, ogni anno festeggiamo il Natale solo noi tre (sono figlia unica). Riuscite ad immaginare la mia difficoltà nel partire sapendo che avrei lasciato i miei genitori da soli? Quello era il mio unico problema, l’unica cosa che mi faceva mettere in discussione l’intera avventura. Alla fine, li ho lasciati da soli a Natale per ben due volte perchè ho deciso di estendere il mio soggiorno.

 

Durante la fase di abbinamento con le famiglie ospitanti, sinceramente non avevo dato grande importanza al discorso della religione, perchè l’idea era proprio quella di prendere parte ad uno scambio culturale. Sapevo che era una mia questione personale, ma che anche le famiglie dovrebbero mantenere una certa apertura per quanto riguarda le nostre idee e le nostre tradizioni in modo che lo scambio sia bello da entrambe le parti. Dopo aver parlato con i bambini e dopo aver fatto una chiacchierata con una famiglia del Colorado, ebbi subito una buona sensazione. Mi colpì molto quando Kara (la mia futura mamma ospitante) mi chiese se avevo letto sul modulo di candidatura la parte in cui si parlava di religione. Questa sua richiesta mi lasciò un po’ confusa, ma la sua unica intenzione era quella di assicurarsi che fossi al corrente che erano ebrei. Quando mi resi conto che sarebbe potuto essere un problema, mi feci prendere un po’ dal panico. Non volevo che qualcun altro provasse la stessa sensazione. Avere una mentalità aperta è una cosa fondamentale. Grazie a quel tipo di approccio, non esitai un solo istante a scegliere quella famiglia come la mia famiglia ospitante.

 

Il mio primo Natale negli Stati Uniti

 

Ancora ricordo la prima domenica in famiglia. Kara venne da me e mi chiese se c’era qualche celebrazione in particolare alla quale avrei voluto partecipare, considerando che era domenica e che le altre festività erano praticamente dietro l’angolo (arrivai nel mese di agosto e ben presto sarebbe partito il conto alla rovescia americano per il Natale). Parlammo un po’ di come funziona normalmente nelle nostre famiglie e ci trovammo subito in sintonia. Le nostre esperienze ed opinioni erano più o meno simili per entrambe. Le chiesi solamente se potevo mostrare ai ragazzi alcune delle mie attività preferite e se c’era la possibilità di allestire un albero di Natale.

 

Avevo anche un’amica, Kasia, a San Diego, che era arrivata nella sua famiglia ospitante alla fine di ottobre. Pensammo che sarebbe stata un’ottima idea quella di trascorrere il Natale insieme in America. Così chiesi ai miei genitori ospitanti se fosse stato possibile ospitarla per quel fine settimana, soprattutto perchè loro sarebbero stati via. Acconsentirono senza alcuna esitazione.

 

Una sera, subito dopo Thanksgiving, i bambini si precipitarono in camera mia. All’inizio non capii bene cosa stesse accadendo, fu tutto un sovrapporsi di voci per via del grande entusiasmo. Avevano appena finito di decorare al piano di sopra l’albero di Natale che avevano preso per me. Il loro piano segreto aveva funzionato. Ero commossa e gli diedi un abbraccio enorme. Quel gesto significava molto per me, mi fece sentire davvero amata.

Alcuni giorni dopo decisi di mostrare ai miei bambini cosa facciamo in Polonia il 6 di dicembre. Ogni anno io e la mia famiglia festeggiamo San Nicola. Tutti i bambini che vogliono ricevere dei regali devono pulirsi le scarpe e metterle in fila. I miei bambini non conoscevano quella tradizione. Erano davvero elettrizzati, ma gli ricordai dell’esistenza del carbone come opzione per i bambini che non ascoltano.

 

Nel 2016, Hanukkah e Natale caddero nello stesso periodo e fu molto divertente stare in famiglia e vedere quanto le nostre usanze fossero simili e diverse allo stesso tempo. I miei bambini all’epoca avevano 4 e 6 anni e facevano un sacco di domande per capire meglio cosa stesse succedendo con quelle feste. Si chiedevano perchè non avevano mai avuto un albero di Natale e perchè io non avessi mai acceso prima d’ora una candela nella Menorah. I bambini mi mostrarono i loro libri e come giocare con i dreidel. Ascoltammo canzoni e colorammo un calendario dell’avvento. Mia mamma ci aveva inviato un vero calendario di cioccolato così io e i bambini, ogni giorno dopo scuola, avevamo il nostro cioccolatino da mangiare. Era tutto super entusiasmante.

La notte prima della Vigilia di Natale, Kasia volò su Denver e io e un’altra mia amica andammo a prenderla in aeroporto in piena notte. Una volta che furono tutti in piedi la mattina successiva, la presentai ai miei genitori ospitanti.

 

Adoro cucinare, così quella mattina preparai il tipico pan di zenzero che mia nonna era solita preparare. Avevo già pronti i pieroghi polacchi con i crauti e i funghi. Dopodichè andammo in città per una passeggiata sul presto. A quell’ora in Polonia erano già tutti seduti intorno a un tavolo per la cena di famiglia. In Polonia, il Natale inizia il 24 subito dopo il trampondo, appena brilla la prima stella.

 

Più tardi, io e Kasia ci incontrammo con una mia amica, Lisa. Sua sorella e due suoi amici erano venuti a farle visita per Natale. Ci prendemmo una cioccolata calda insieme, ci abbracciammo e ci scambiammo gli auguri. Fu un momento molto piacevole per tutti.

 

Ricevemmo anche un invito per la cena di Natale da parte della famiglia ospitante di una delle mie migliori amiche alla pari. Un’opportunità sia per me che per Kasia di sperimentare la loro ospitalità e, infatti, fummo accolte con grande calore alla loro tavola. Ci sentimmo davvero a casa.

 

Sono davvero grata di ciò e felice che abbiano avuto quell’idea. Mi fu di grande aiuto per non pensare troppo a quello che avevo lasciato a casa. Mentre ero con Kasia, i miei pensieri erano in Colorado, senza chiedermi se la decisione nel rimanere lì anzichè andare a far visita alla mia famiglia durante le vacanze di Natale, fosse quella giusta.

 

Il Secondo Natale

 

Il mio secondo Natale negli USA fu semplicemente fantastico! La mattina di Natale la trascorsi a casa della famiglia ospitante della mia amica Alex dove facemmo una colazione stupenda (le migliori rotelle alla cannella che io abbia mai mangiato) e giocammo con i suoi bambini ospitanti mentre aprivamo i regali intorno all’albero di Natale.

 

A mezzogiorno io e Alex andammo da Starbucks per una cioccolata calda con i nostri amici dall’Argentina, Colombia e Germania. Ci scambiammo i regali di Natali e passammo un po’ di tempo a chiacchierare e a condividere le nostre esperienze natalizie. Per alcuni di noi quello era già il secondo Natale all’estero. Ci scambiammo anche dei bellissimi bigliettini. Uno splendido regalo che ancora conservo. Quando ho una brutta giornata, torno sempre indietro a quei ricordi e rileggo i biglietti.

Avere degli amici alla pari è una cosa fantastica, ma avere degli amici americani è una vera benedizione. Ai miei amici americani venne l’idea di organizzare un potluck, cioè una cena dove ognuno avrebbe portato una pietanza, e poichè a me piace cucinare per gli altri, mi sembrò un’idea fantastica! Invitai anche altre ragazze a unirsi a noi (anche le loro famiglie erano ebree). Per noi fu davvero molto importante organizzare questo tipo di serata.

 

C’erano anche i canti di Natale in sottofondo e un sacco di cioccolata calda. Quella cena, con  quel fantastico gruppo di amici, rese quel momento incredibilmente speciale e indimenticabile. La notte successiva andammo tutti a visitare i giardini botanici di Denver per celebrare la festa delle luci. Nevicava e faceva piuttosto freddo, ma ci godemmo l’atmosfera e la compagnia reciproca. Fu un’ottima distrazione per non pensare a quanto sentissi la mancanza della mia famiglia e quanto avrei voluto stare con loro. Quelle persone mi avevano reso felice e fatto sentire amata. Non potrei mai ringraziarli abbastanza.

 

Non importa quanto tu sia lontana o dove sia la tua casa, quello che importa è trovare persone che ti facciano sentire a casa. Le persone che ti vogliono bene sono anche i tuoi amici e posso dirti che tutte le persone che ho incontrato mi hanno trattato come una delle famiglia e adesso che sono tornata in Polonia, sento la loro mancanza ogni giorno. Spero un giorno di poter organizzare una grande rimpatriata intorno alla mia tavola di Natale!

Soy Ania, una exau pair en el colorido Colorado. Estudié italiano y cultura. Ahora soy profesora de inglés e italiano, una rata de biblioteca y adicta al café. Con fluidez repito citas de películas y sarcasmo. Me encanta viajar y cocinar para mis amigos. Te sorprenderé con algunas curiosidades. Cuando no estoy leyendo, planeo mi próximo viaje y me pregunto cómo hacer realidad mis sueños.
A line drawing of a gumball machine

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